Il Santuario del SS. Salvatore

Il Santuario del SS Salvatore è situato nei pressi di Montella, cittadina in provincia di Avellino. Eretto a 954 metri di altitudine s.l.m., sulla sommità di un monte isolato dal resto della catena montuosa dei Monti Picentini, domina tutta la vallata sottostante.

LA FACCIATA

La facciata del Santuario è stata completamente ristrutturata nel 1979, si presenta molto semplice ed essenziale. L’ingresso dell’attuale chiesa settecentesca è preceduto da tre arcate con colonne che immettono in un piccolo atrio; da qui si accede al Tempio e, già entrando, si è toccati da un’atmosfera di sacro e silenzio, che emoziona.

L'ALTARE

Di bellissima fattura è l’altare del 1789, opera di un “mastro” marmoraio napoletano, vero gioiello, in marmi policrorni fusi armonicamente, e con al centro del paliotto l’immagine a rilievo del Salvatore. Per approfondimenti sulla statua del SS Salvatore si rimanda alla pagina dedicata.

LE OPERE D'ARTE

Lo scultore P. Tarcisio Musto ha anche realizzato il bel Gesù Risorto, che, nel Sacrario dei caduti in guerra, si slancia con volto gioioso, sprigionante una particolare luminosità. NeI 1995 è stato situato a sinistra entrando, il bel mosaico che rappresenta la Trasfigurazione e che ricorda il gemellaggio tra il Santuario e la Basilica del Tabor in Israele.

GLI ARREDI E LE DECORAZIONI

Molto belle sono anche le cinque vetrate artistiche che rappresentano alcuni episodi del Vangelo e la Madonna della Neve. Altre informazioni in allestimento...

LE PORTE

La porta centrale d’ingresso, fusa in bronzo con sei formelle a bassorilievo raffiguranti la storia del Santuario, fu inaugurata nel 1979 in occasione del secondo centenario degli avvenimenti miracolosi. Le altre due porte laterali, sempre in bronzo, sono state modellate dallo scultore Antonio Manzi, nativo di Montella, ma operante a Firenze. Rappresentano i momenti salienti dell’opera di Redenzione: l’Annunciazione, la nascita di Cristo, l’Ultima Cena e la Crocifissione. In questo sito è disponibile un approfondimento (PDF - Kb 21) riguardo alle porte laterali della chiesa.

IL POZZO DEL MIRACOLO

Nella primavera del 1779 una siccità che durava ormai da diversi mesi, faceva crescere a Montella e in tutta la popolazione del Regno il timore di una grave carestia con le conseguenze che da essa ne sarebbero derivate. In ogni paese, piccolo o grande che fosse, si imploravano con digiuni, penitenze, processioni e sacre liturgie i santi protettori perché allontanassero la tragedia di una possibile carestia. Ma la pioggia non arrivava. La sera del 25 maggio i montellesi espressero il desiderio di portare in processione la statua del SS. Salvatore dalla piccola chiesetta sul monte alla Collegiata di S. Maria del Piano. La mattina seguente circa trecento persone, con gli arnesi più disparati, si misero al lavoro per sistemare la strada, poco più di un viottolo. Afflitti dalla sete, ricorsero alla poca acqua che si trovata nella “cisterna” adiacente la chiesa . Ma quell’acqua, che era così poca, aumentò in quantità tale che tutti si dissetarono. L’evento fece gridare subito al miracolo: infatti, il “palmo e mezzo di acqua” misurato prima che la gente bevesse, aumentò a “palmi quattro”. Due giorni dopo la statua del Salvatore era nella Chiesa Madre esposta tra le statue di S. Maria della Libera, San Giuseppe e San Rocco, patrono di Montella. La sera del 30 maggio, mentre la gente pregava nella Chiesa Madre davanti al SS. Sacramento, la tanto sospirata pioggia cadde copiosa.

LA CAMPANA, VOCE DI PREGHIERA

Per i Montellesi la campana del Salvatore non ha soltanto un suono; essa ha una voce. Nel 1783 furono fuse su, al Santuario, dai Marinelli di Agnone, due campane: una grande, di 20 cantari (il cantaro corrisponde a chilogrammi 89,1) e una piccola di 8. La grande è ora sul campanile della Chiesa Madre, dove venne collocata nel 1799, al tempo della Repubblica partenopea, nel timore che, restando al Santuario, fosse presa e fusa per scopi militari. La piccola si ruppe nel 1845. La campana attuale porta un'iscrizione che racconta il resto della storia. Col bronzo della campana rotta e con altro che vi fu aggiunto fu fusa da Fiore Tarantino di S. Angelo una campana di 22 cantari. Questa si lesionò nel 1855. L'anno successivo venne rifusa da Ercole e Alessandro Marinelli di Agnone ed è quella che abbiamo. Porta intorno cinque iscrizioni. Due contengono parole di Gesù: « Venite a me voi tutti che siete oppressi e affaticati ed io vi darò forza ». L'altra: « Io sono la risurrezione e la vita ». La terza è un saluto alla Madonna: Ave, Regina dei Cieli; ave, Regina degli Angeli. La quarta è una preghiera di invocazione: Dai fulmini e dalle tempeste liberaci, Signore. Nell'ultima dice la campana: Il mio suono parlerà di voi al Signore. Ecco perché i Montellesi ci tengono tanto a suonare la campana: il suo suono è voce di preghiera lanciato verso il cielo, è grido di invocazione al Salvatore, ma è anche l'annunzio festoso, dato a tutti gli abitanti della valle del Calore, che i Montellesi vogliono bene al Salvatore.